Dott. Massimo Sperduti - L'utilizzazione di false fatturazioni aventi ad oggetto oneri per i quali è riconosciuta la detrazione di imposta non sono perseguibili a titolo di dichiarazione fraudolenta

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Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, a norma dell’art. 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, è configurabile ogniqualvolta il contribuente, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, indichi nella dichiarazione annuale concernente le predette imposte elementi passivi fittizi avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, idonei a supportare il mendacio dichiarativo.

Tale norma incriminatrice deve necessariamente essere integrata dalle disposizioni definitorie contenute nell’art. 1 del decreto legislativo citato e, più in particolare, nelle lettere a) e b) del comma 1°; invero, per fatture o altri documenti per operazioni inesistenti devono intendersi le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.

Per elementi attivi o passivi si intendono gli elementi che concorrono, in senso positivo o negativo, alla determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini dell’applicazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto.

Come è facile rilevare, le spese che non vanno ad incidere sul calcolo della base imponibile ai fini IRPEF, come, a titolo meramente esemplificativo ma non esaustivo, le spese per prestazioni mediche specialistiche o, ancora, i costi per la realizzazione e l’applicazione di una protesi dentaria, per i quali è riconosciuta la detrazione di imposta, a norma dell’art. 15 del T.U.I.R., non rientrano nella previsione di cui alla lettera b) dell’art. 1, c. 1° del decreto citato.

Pertanto, coloro che si avvalgano, al fine di ottenere un illecito risparmio di imposta, delle ricevute o fatture, attestanti operazioni non realmente effettuate o che indicano i corrispettivi in misura superiore a quella reale, relative alle spese ed agli oneri di cui al periodo precedente, non integrerebbero la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 2, in virtù del principio di tassatività delle disposizioni penali; tuttavia, tali soggetti potrebbero essere perseguiti per il delitto di cui all’art. 640, cpv., del codice penale, in presenza degli altri elementi richiesti dalla predetta disposizione.

3 Maggio 2011

Dott. Massimo Sperduti

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