Dott. Massimo Sperduti - CONSORZI STABILI E INTERDITTIVA ANTIMAFIA

Consorzi stabili e interdittiva antimafia

I consorzi stabili sono formati da non meno di tre consorziati, imprenditori individuali, anche artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro, che, con decisione assunta dai rispettivi organi deliberativi, abbiano stabilito di operare in modo congiunto nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni, istituendo a tal fine una comune struttura di impresa.

Questa tipologia di forma associativa tra imprenditori è una peculiarità del settore della contrattualistica pubblica disciplinata, per ultimo, dalla disposizione contenuta nell’articolo 45, comma 2, lettera c), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, che non trova analoga regolamentazione in ambito civilistico.

In altri termini, il tipo “consorzio stabile”, traendo la sua origine dalle disposizioni sugli appalti pubblici, proprio nell’ambito di esse esaurisce la sua esistenza.

Il consorzio in esame, come precedentemente esposto, è costituito almeno da tre imprese che contribuiscono a definire i requisiti di qualificazione dello stesso, quale somma dei requisiti delle consorziate designate per eseguire l’appalto; in particolare, l’articolo 47, comma 2, del codice degli appalti stabilisce che “i consorzi di cui agli articoli 45, comma 2, lettera c), […], al fine della qualificazione, possono utilizzare sia i requisiti di qualificazione maturati in proprio, sia quelli posseduti dalle singole imprese consorziate designate per l’esecuzione delle prestazioni, sia, mediante avvalimento, quelli delle singole imprese consorziate non designate per l'esecuzione del contratto.”

I requisiti di idoneità tecnica e finanziaria devono essere posseduti dal consorzio, salvo quelli concernenti la disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d'opera, nonché l'organico medio annuo, che vengono computati cumulativamente in capo al consorzio anche se posseduti dalle singole imprese consorziate.

Come noto, i requisiti di ordine generale di cui all’articolo 80 del d.lgs. n. 50 del 2016, devono essere posseduti dal consorzio stabile e dalle imprese consorziate poiché “se […] tali requisiti andassero accertati solo in capo al consorzio, e non anche in capo ai consorziati che eseguono le prestazioni, il consorzio potrebbe agevolmente diventare uno schermo di copertura consentendo la partecipazione di consorziati privi dei necessari requisiti”[1]; tale conclusione vale a maggior ragione per i requisiti di moralità, tra i quali figura la cosiddetta “impermeabilità mafiosa” degli operatori economici, richiesta sia dal codice degli appalti che dalla specifica legislazione antimafia[2].

Il provvedimento prefettizio consistente nella interdittiva antimafia può colpire sia il consorzio stabile che gli operatori economici partecipanti allo stesso; nel primo caso, qualora la procedura di gara sia in corso, la stazione appaltante procederà all’esclusione dello stesso dalla gara, se la gara sia già stata aggiudicata, al consorzio verrà revocata l’aggiudicazione, mentre, nel corso dell’esecuzione del contratto, la stazione appaltante provvederà a risolvere il predetto contratto con tutte le conseguenze previste dallo stesso e dalla legge[3].

Qualora, invece, l’interdittiva colpisca l’impresa consorziata, i suoi effetti non necessariamente ricadranno sul consorzio stabile e sulle altre consorziate; a disciplinare questa specifica casistica soccorre l’articolo 95, commi 1° e 2°, del d.lgs. n. 159 del 2011, secondo cui, qualora le situazioni da cui emerge un tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'articolo 84, comma 4, ed all'articolo 91, comma 6, interessino un’impresa diversa dalla mandataria che partecipa ad un’associazione o raggruppamento temporaneo di imprese, le cause di divieto o di sospensione di cui all'articolo 67 non operano nei confronti delle altre imprese partecipanti nell’ipotesi in cui la destinataria del provvedimento interdittivo venga estromessa o sostituita anteriormente alla stipulazione del contratto ovvero entro trenta giorni dalla comunicazione delle predette informazioni, qualora queste pervengano in un momento successivo alla stipulazione del contratto[4].

Tale disposizione, per effetto del comma 2°, citato, è estesa anche ai consorzi non obbligatori (intendendosi obbligatori quelli disciplinati dagli articoli 2616 e seguenti del Codice Civile).

Da ciò ne consegue che la stazione appaltante non potrà recedere legittimamente dal contratto in corso d’esecuzione se non dopo aver atteso il decorso del termine di trenta giorni previsto dalla suddetta norma e aver acclarato l’inerzia del consorzio e la mancata sostituzione della consorziata.

Tuttavia, si ricorda che, in caso di sostituzione, la stazione appaltante dovrà verificare la sussistenza dei requisiti normativamente previsti in capo alla sostituta, ivi incluso il requisito antimafia, al fine di poter apprezzare l’opportunità di proseguire il rapporto contrattuale con il consorzio[5].

Dott. Massimo Sperduti

Commercialista

Revisore Contabile

Clicca sul nome per visionare gli altri articoli del collaboratore Dott. Massimo Sperduti

 



[1] Consiglio di Stato adunanza plenaria, 4 maggio 2012, n. 8, in Foro Amministrativo – CDS, 2012, 5, 1080; nella stessa direzione, anche se con riferimento alla previgente normativa, si vedano Consiglio di Stato, sez. VI, 13 ottobre 2015, n. 4703, in Foro Amministrativo, 2015, 10, 2522, e Consiglio di Stato, sez. IV, 27 giugno 2007, n. 3765, in Foro Amministrativo – CDS, 2007, 6, 1820.

[2] Con riferimento ai consorzi di imprese artigiane, si veda il parere dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici n. 192 del 10 luglio 2008, in www.anticorruzione.it .

[3] Si rammenta che l’articolo 108, comma 2, del codice degli appalti, stabilisce che “le stazioni appaltanti devono risolvere un contratto pubblico durante il periodo di efficacia dello stesso qualora: a) […]; b) nei confronti dell'appaltatore sia intervenuto un provvedimento definitivo che dispone l'applicazione di una o più misure di prevenzione di cui al codice delle leggi antimafia e delle relative misure di prevenzione, […].”

[4] Nel senso che la sostituzione della consorziata investita dal provvedimento prefettizio possa essere effettuata anche nel corso del procedimento di gara, si veda T.A.R. Reggio Calabria, Sez. I, 2 novembre 2016, n. 1079, in Foro Amministrativo, 2016, 11, 2789.

[5] Si veda, al riguardo, Consiglio di Stato, Sez. III, 26 gennaio 2017, n. 319, in www.giustizia-amministrativa.it.

Modulistica utile