Dott. Massimo Sperduti - Ancora sulla commercialità delle prestazioni effettuate dal Consorzio in favore dei consorziati – Corte di Cassazione, sez. V, 15 aprile 2015, n. 7593 Stampa
Scritto da Dott. Massimo Sperduti   
Lunedì 14 Dicembre 2015 20:26

 

ANCORA SULLA COMMERCIALITÀ DELLE PRESTAZIONI EFFETTUATE DAL CONSORZIO IN FAVORE DEI CONSORZIATI – CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V, 15 APRILE 2015, N. 7593[1]

 

 

Con una recente decisione, i giudici di legittimità tornano sull’annosa questione concernente la commercialità delle prestazioni di servizi effettuate dai Consorzi in favore dei consorziati.

 

Il caso portato all’attenzione della Corte riguarda un Consorzio esercente attività di vigilanza e custodia delle proprietà rurali dei propri associati e dai quali ha preteso, nel tempo, la corresponsione di un corrispettivo che non è mai stato assoggettato ad Iva né tantomeno dichiarato ai fini delle imposte dirette; inoltre, nella convinzione che tali operazioni sarebbero sfuggite alla qualificazione imprenditoriale dell’attività esercitata, il predetto Consorzio non ha mai provveduto a dotarsi di libri contabili ed a provvedere alle registrazioni delle operazioni effettuate.

 

Al riguardo, il controricorrente richiamava in suo sostegno i dettami contenuti nell’articolo 4, comma 4, primo periodo, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e nell’articolo 143 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, secondo cui, rispettivamente, per gli enti pubblici e privati, compresi i consorzi, “che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali o agricole, si considerano effettuate nell’esercizio di imprese soltanto le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell'esercizio di attività commerciali o agricole”, e per gli enti non commerciali “[…] non si considerano attività commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 del codice civile rese in conformità alle finalità istituzionali dell’ente senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione”.

 

Secondo il Consorzio, quindi, le prestazioni effettuate nei confronti dei soci non sarebbero da ricondurre nell’alveo dell’attività d’impresa; di conseguenza, nel caso di specie si sarebbe dovuta applicare la disposizione contenuta nell’art. 148, comma 1, del testo unico citato, secondo cui “non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo.”

 

Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che il corrispettivo del servizio di guardiania e di vigilanza veniva rapportato all’estensione e alla tipologia di coltura del terreno vigilato e incrementato nei casi in cui alle predette prestazioni veniva ad aggiungersi anche il servizio di radioallarme.

 

Gli elementi su indicati, secondo la ricorrente (Agenzia delle Entrate), “concorrono univocamente a qualificare come commerciale l’attività del Consorzio e ad escludere che ricorrano le condizioni previste dalla legge per fruire del regime di non imponibilità”[2], attività che, al contrario, ai fini delle imposte sui redditi, risulta assoggettabile alla disposizione contenuta nel comma 2 dell’articolo 148, citato, il quale stabilisce che “si considerano […] effettuate nell’esercizio di attività commerciali, […], le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi secondo che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità” e, ai fini dell’IVA, deve essere sussunta nella norma di cui all’art. 4, comma 4, secondo periodo, del d.P.R. n. 633, citato, la quale dispone che “si considerano fatte nell’esercizio di attività commerciali anche le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ai soci, associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, o di contributi supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto.”

 

In conclusione, “le prestazioni effettuate dai Consorzi in favore dei propri associati costituiscono operazioni imponibili ai fini Iva e costituiscono altresì reddito di impresa, anche laddove rientrino nell’alveo dei compiti istituzionali dell’ente, allorchè siano effettuate dietro pagamento di un corrispettivo specifico che eccede i costi di diretta imputazione essendo determinato in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali esso dà diritto”[3].

 

 

Dott. Massimo Sperduti

Commercialista

Revisore Contabile

 

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[1] Il testo della sentenza è pubblicato in ItalgiureWeb.

[2] Così testualmente riportato nella sentenza in argomento (vedi nota n. 1).

[3] Vedi nota n. 2.