Dott. Massimo Sperduti - ALCUNE NOVITÀ DEL DECRETO “CRESCITA”: L’APPLICAZIONE DELLE RITENUTE SUI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE E/O ASSIMILATI AI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE EROGATI DAI FORFETTARI, L’ISTITUZIONE DELLA “ROTTAMAZIONE” PER LE ENTRATE REGIONAL

ALCUNE NOVITÀ DEL DECRETO “CRESCITA”: L’APPLICAZIONE DELLE RITENUTE SUI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE E/O ASSIMILATI AI REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE EROGATI DAI FORFETTARI, L’ISTITUZIONE DELLA “ROTTAMAZIONE” PER LE ENTRATE REGIONALI E DEGLI ENTI LOCALI.

L’articolo 6 del decreto “crescita” ha ristabilito per i contribuenti che sono transitati nel regime forfettario l’obbligo di effettuare le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e/o assimilati a quelli di lavoro dipendente retroattivamente, a decorrere dal 1° gennaio 2019, derogando alle disposizioni contenute nell’articolo 3 dello Statuto dei diritti del contribuente[1].

Le ritenute relative alle somme già corrisposte dovranno essere trattenute a valere sulle retribuzioni corrisposte a partire dal terzo mese successivo al 1° maggio 2019 in tre rate mensili di uguale importo e versate entro gli ordinari termini di pagamento.

La norma in commento ha provveduto a modificare il testo dell’articolo 1, comma 21, della legge finanziaria del 2019; si rammenta, tuttavia, che i contribuenti forfettari restano esonerati dall’applicazione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo.

L’articolo 15 del decreto in argomento ha istituito la “rottamazione” per le entrate, anche tributarie, delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni, non riscosse a seguito dell’emanazione di provvedimenti di ingiunzione fiscale notificati negli anni che vanno dal 2000 al 2017 dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione; in particolare, gli enti potranno disciplinare, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del decreto (che si ricorda è il 1° maggio 2019), la definizione agevolata prevedendo l’esclusione delle sanzioni sulle predette entrate, il numero di rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021, le modalità di manifestazione da parte del contribuente della volontà di avvalersi della definizione agevolata, i termini entro i quali presentare la predetta istanza in cui verranno indicati, tra gli altri, il numero di rate in cui verrà eseguito il pagamento dell’importo complessivo e l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti aventi ad oggetto i debiti oggetto dell’istanza di definizione, e, per ultimo, il termine entro il quale l’ente dovrà trasmettere ai debitori la comunicazione di accoglimento della richiesta e indicare l’ammontare complessivo dovuto delle somme, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.

La norma in commento prevede che in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata ovvero di una delle rate la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto dell’istanza.

Peraltro, come già avvenuto per la “rottamazione” delle cartelle, sono sospesi i termini su indicati per il recupero delle somme a decorrere dalla presentazione dell’istanza di definizione agevolata.

Dott. Massimo Sperduti

Commercialista

Revisore Contabile

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[1] L’articolo citato stabilisce che “salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.”

Tuttavia, si ricorda che l’articolo 1, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, prevede che “le disposizioni della presente legge, in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, costituiscono princìpi generali dell'ordinamento tributario e possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali.”

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