Avv. Eugenio Gargiulo - LA “VIOLAZIONE DELLA CORRISPONDENZA” SI CONFIGURA ANCHE TRA MARITO E MOGLIE, SIA PER LE “E-MAIL” CHE PER LA TRADIZIONALE POSTA CARTACEA

LA “VIOLAZIONE DELLA CORRISPONDENZA” SI CONFIGURA ANCHE TRA MARITO E MOGLIE, SIA PER LE “E-MAIL” CHE PER LA TRADIZIONALE POSTA CARTACEA

La legge vieta di aprire la corrispondenza immessa nella cassetta delle lettere anche se del proprio coniuge; il marito o la moglie non possono, pertanto, aprire le buste o i pacchi indirizzati ad altro soggetto anche se dello stesso nucleo familiare; in caso contrario si rischia la condanna per la “violazione della corrispondenza” e una multa penale di 60 euro, oltre al risarcimento dei danni morali. Tale concetto, a maggior ragione, vale per i coniugi separati che, tuttavia, abbiano ancora la residenza presso lo stesso indirizzo. Ed è inutile giustificarsi con una svista o con la semplice gelosia.

Il suddetto principio di diritto è stato per l’appunto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione con una recentissima sentenza ( in tal senso Cass. sent. n. 18462/2016 del 3.05.2016).

Va evidenziato che il codice penale punisce sia chi prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa a lui non diretta (art. 616 cod. pen.); sia chi sottrae o distrae, per prenderne cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta; sia, infine, chi distrugge la corrispondenza altrui. Tuttavia, perché il delitto possa essere perseguito è necessaria la querela della persona la cui privacy è stata violata.

La norma di legge, quindi, tutela la corrispondenza a prescindere da quello che possa essere il suo contenuto. Per cui anche una bolletta o una innocua comunicazione di una finanziaria può determinare il reato!

A dire il vero, il codice penale punisce il “prendere cognizione” della corrispondenza che è un comportamento diverso dalla semplice apertura della stessa. L’apertura, al massimo, può costituire un “tentativo di reato”, ma non implica la consumazione del reato.

In aggiunta, il codice punisce anche la “sottrazione”, intesa come la rimozione della corrispondenza dal posto in cui si trova. La distrazione, infine, consiste in ogni atto diretto a deviare quello che sarebbe il corso normale della corrispondenza, trattenendola o inviandola a terzi, anche senza apertura della busta, così da ritardare il recapito al legittimo destinatario.

Esclusivamente la corrispondenza “cointestata” può giustificare l’apertura (si pensi alle bollette il cui contratto è intestato a entrambi i coniugi). Diverso il caso di un mittente che scriva esclusivamente a uno dei due.

Per concludere, nemmeno i “principi dell’amore” salvano il coniuge curioso: “quello che è tuo è mio” o, “per te non ho segreti” sono solo parole, ma nei fatti non rilevano per il diritto.

Avv. Eugenio Gargiulo

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